DOMANDA
Buon giorno, vorrei sottoporre al pregiatissimo studio legale un quesito.
Risulta evidente che parlare di alleviare il dolore favorisca la promozione della propria attività.
Tuttavia, se non sbaglio, mi risulta che se una persona mi contatta per un trattamento e mi dice di avere un dolore, per prima cosa devo invitarla ad una visita presso il suo medico di base. Questo purtroppo al 90% dei casi significa perdere il possibile cliente dal momento che il medico, per sua formazione o perché costretto dall’ordine, è portato a disincentivare l’utilizzo delle tecniche olistiche.
Il quesito che pongo è se questo problema di non poterla trattare, se non su specifica richiesta o suggerimento del medico, vale anche quando dal punto di vista clinico tutto risulta a posto e il medico le dice che è un problema psicosomatico e le suggerisce di prendere alcuni farmaci.
Cioè, in sintesi, il mio dubbio è se posso promuovere la mia attività alle persone che sentono dolore conseguenza del trauma di un vecchio incidente che fisicamente si è risolto, ma che continua a dare sofferenza, alle persone a cui la tensione per lo stress che stanno vivendo provoca dolore nonostante non ci siano lesioni, alle persone che sono tutte acciaccate e doloranti per l’eccessivo impegno in un lavoro.
RISPOSTA
Caro Naturopata,
Il quesito è molto interessante ed i Suoi dubbi sono legittimi.
Innanzitutto, è corretta la riflessione circa l’inopportunità di “trattare” un cliente che lamenta di essere afflitto da un dolore, senza previamente inviarlo al medico.
Ovviamente, qualsiasi forma di algia di origine organica/patologica non può essere oggetto di intervento naturopatico, in quanto nel nostro Ordinamento la stessa deve essere soggetta ad indagine ad opera di personale sanitario.
Tuttavia, se opportuni accertamenti medici hanno escluso la natura clinica del dolore avvertito dall’utente, personalmente non vedo motivo per impedire al Naturopata di suggerire al predetto alcuni accorgimenti “secondo natura”, utili ad attenuare la sua sofferenza.
Sarei, però, prudente nell’impiego del termine “psicosomatica” quale fonte dell’algia riferita, in quanto detto termine potrebbe richiamare ambiti (psichiatria, psicologia) dai quali, nuovamente, il professionista bionaturale occorre si tenga distante.
Suggerirei pertanto di comportarsi come segue.
Dopo aver recepito il racconto del cliente circa i disturbi dal medesimo avvertiti, sottoporrei alla sua firma una dichiarazione (su modulo predisposto ad hoc), con cui il predetto rileva:
– di essersi rivolto al medico e che questi gli ha riferito di non essere affetto da alcun disturbo clinicamente rilevante;
– che il medico gli ha prescritto una terapia che egli continua a seguire e che il Naturopata invita a non sospendere;
– di essersi consultato con il professionista bionaturale per ricevere suggerimenti complementari ai trattamenti medici;
– di essere intenzionato a conseguire il risultato di un’attenuazione della sofferenza avvertita valendosi, in sinergia, della terapia medica e di un trattamento naturale.
Ritengo che con la dovuta informativa, i rischi di accusa di “abusivo esercizio della professione medica”, se non del tutto scongiurati – sappiamo che NAS e altri Enti spesso non comprendono l’attività del Naturopata e finisco per tacciarla di abusivismo pur in assenza di indici sostanziali in tal senso – sono sicuramente molto attenuati.
Se intende e senza impegno alcuno, il mio studio – su specifico incarico – può occuparsi della predisposizione del modulo sopra descritto.
Diversamente, può predisporlo Lei seguendo le indicazioni fornite (già sufficientemente dettagliate).
Resto a disposizione per ogni eventuale occorrenza e cordialmente saluto.
Avv. Davide Vettorello