Primavera ed emozioni: un valido aiuto dall’essenza floreale Waratah


“Se cerchi Dio lo troverai che ti sorride in un fiore (Kahlil Gibran)”

Recita così uno dei versi più famosi del poeta libanese ed oggi partiamo proprio da qui per raccontare le proprietà di un’essenza floreale dalle molteplici virtù riequilibranti sul sistema emotivo.

Fiore simbolo della cultura Australiana, Waratah, è un’essenza floreale dalla simbologia archetipica e dalla funzione antropologica uniche.

Il nome, in lingua aborigena, significa “bello”, esso simboleggia la fede, la fiducia.

In un’antica leggenda si narra che la bellissima principessa Krubi fosse innamorata di un affascinante giovane e dalle montagne impervie attendeva ogni giorno il suo ritorno dalla caccia.

Una sera, Krubi, era molto preoccupata, sapendo che il suo amato fosse andato in battaglia contro un’altra tribù. Attese tra le montagne per sette giorni ma il giovane non tornò più (la simbologia del numero 7, in cabalistica e numerologia richiamano il sacro, motivo per cui è un numero molto utilizzato in questi ambiti).

Avendo saputo successivamente della morte del fidanzato, Krubi volle morire, ma proprio mentre il suo spirito attraversava le fenditure della roccia nacque Waratah: il fiore rosso dalle foglie appuntite come una lancia, il fiore del coraggio (coraggio significa proprio “agire co cuore”), della tenacia, della fede incrollabile verso la vita, il fiore della sopravvivenza emotiva.

Waratah è il simbolo del femminile che è in noi, “lo yin” che sa “andare oltre”, affrontando ogni tipo di crisi emotiva legata alla propria esistenza, (crisi significa opportunità).

Non a caso la protagonista della nostra storia era una donna: bellissima e forte mostrava lo stesso coraggio che il fiore comunica: la sua forma ricorda il Sacro Cuore di Gesù, il cuore della passione cristica e dell’amore verso la vita.

Waratah, come essenza pura, può essere diluito in una boccetta da 30 ml composta da acqua di fonte e brandy (il brandy ha lo scopo di conservare il prodotto), si consiglia l’assunzione sublinguale di sette gocce al mattino e alla sera, lontano da cibi e bevande.

Il rimedio, scrive lo scopritore delle Essenze del Bush Ian White, è per chi “sta attraversando la notte buia dell’anima”, riversando in una profonda disperazione.

Durante i momenti di forte crisi questo fiore amplifica la capacità delle persone di essere resilienti, incrementando intuito ed adattabiità di fronte a situazioni che sembrano “senza via di uscita”.

Personalmente ho notato come l’essenza sia efficace altresì in chi sta vivendo una situazione di manipolazione o abuso psicologico.

In alcune tipi di relazioni definite “tossiche” si può notare come uno dei due partner si trovi in svantaggio psico-fisico rispetto al coniuge. I casi più frequenti di “vittime da abuso narcisitico” sono donne, ma cio’ non esclude che possa accadere il contrario.

In questi casi specifici l’essenza può ridurre il “controllo” che l’aguzzino esercita sulla vittima, riducendo la capacità di coercizione che il partner riesce ad esercitare sull’abusato. L’essenza, inoltre, lavora sullo sviluppo del proprio intuito personale, facendoci riconoscere precocemente situazioni distoniche a livello di relazioni personali e distopiche a livello di relazioni sociali.

Ovviamente questa è la descrizione di un rimedio naturopatico che non sostituisce mai le cure mediche e psicologiche tradizionali, ossia quelle di figure preposte alla risoluzione delle suddete situazioni. Qui si desidera solo esporre alcune libere riflessioni, di tipo naturopatico, ma sempre nel rispetto di ogni competenza professionale.

Waratah, inoltre, riduce la nostra attitudine ad essere “eterodiretti” (a nostra insaputa), migliorando altresì la fiducia nelle nostre intuizioni cognitive.

Riduce la tendenza ai bias cognitivi, e migliorando la capacità di usare in modo efficace le euristiche.

L’essenza, essendo una delle più potenti, è da consigliare per periodi brevi, i benenfici sono quasi immediati, a volte è sufficiente anche solo una settimana di assunzione.

Il fiore, secondo le mie ultime ricerche personali, lavora molto bene anche nel “riconoscere” quali notizie ed informazioni provenienti dall’esterno siano attendibili: promuove la qualità di pensiero, riducendo l’attitudine alla cognizione unidimensionale in favore dello sviluppo di un pensiero critico costruttivo e personale, sviluppa la capacità logica.

Waratah veniva usato nella cultura aborigena come “corroborante”: si immergevano parti del fiore in acqua per estrarne il nettare, dopodiche’ si dava da bere la bevanda ad anziani e bambini. Era considerato un “nettare” vitale che potesse ridonare vita a chi è fortemente provato da soprusi, abusi o malattia.

Il fiore fa parte altresì della miscela “Emergency”, Ian White usa la miscela (composta da Angelsword, Dog Rose of the Wild Forces, Crowea, Fringed Violet, Grey Spider Flower, Sundew e Waratah) per qualsiasi sconvolgimento emozionale o fisico, allevia paura, panico, stress mentale e fisico, tensione nervosa, dolore. Se necessario il rimedio può essere assunto ogni 10-15 minuti (7 gocce sotto la lingua), finché la persona non si senta meglio, la miscela può essere anche aggiunta alle pomate.

Per concludere si può affermare che Waratah ci permette di recuperare “la retta visione”, contemplando la luce, al di là di ogni difficoltà, in un percorso di fede, ossia di fiducia verso la vita.

 

“Poiche la fede è l’uccello che percepisce la Luce quando l’alba è ancora scura (Tagore)”.

Susanna Maggione Naturopata 


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