“Per Sovranità alimentare si intende il diritto dei popoli ad alimenti nutritivi e culturalmente adeguati, accessibili, prodotti in forma sostenibile ed ecologica, ed anche il diritto di poter decidere il proprio sistema alimentare e produttivo”.
Movimento Via Campesina – Dichiarazione di Nyéléni, Mali, 2007
Sentiamo spesso parlare di sovranità alimentare in ambito geopolitico, culturale ed ambientale; le persone che si battono per essa sono sempre più numerose, e la spinta arriva spesso e volentieri da paesi poveri, in cui le piccole comunità rurali sono ancora una presenza forte, e su cui l’impatto dell’agribusiness è decisamente devastante.
Si è invece meno abituati, soprattutto in occidente, dove la nostra alimentazione dipende in larga parte dalla grande distribuzione, a tenere in considerazione il legame tra sovranità alimentare e salute.
La nostra alimentazione è uno dei grandi mattoni che creano le fondamenta di uno stile di vita sano, ma siamo proprio sicuri di sapere che cosa significa “alimento sano”?
A grandi linee sappiamo che l’agricoltura industriale fa largo uso di prodotti di sintesi che possono essere estremamente dannosi (si veda il glifosato), che la trasformazione industriale degli alimenti aggiunge ingredienti che spesso possono essere nocivi, e che la grande distribuzione è sinonimo di qualità scadente. Da qui ad un nutrimento sano il percorso è molto lungo e vi sono numerosi fattori da tenere in considerazione.
Partiamo dalla base, ossia dalla terra, in cui le piante radicano e da cui traggono il loro nutrimento: i suoli agricoli, anche tenendo in considerazione le aziende che magari si sono convertite al bio, sono ormai stremati da troppi anni di gestione legata unicamente al profitto, non contengono più i microelementi minerali di cui le piante hanno bisogno per crescere robuste e vigorose, non contengono più i microbioti, vitali per la trasformazione e il trasporto di queste sostanze dal suolo alla pianta, sono eccessivamente compattati dall’ utilizzo di macchinari pesanti, quindi scarsamente ossigenati.
Il primo passo verso alimenti che nutrono, passa attraverso la salute del suolo, i cui delicati equilibri vanno mantenuti e potenziati, esattamente come un buon naturopata si occuperà di riequilibrare il terreno costituzionale dei suoi clienti.
I semi utilizzati per le piantine hanno una funzione fondamentale: da un seme sano, non trattato con sostanze di sintesi, proveniente da una pianta madre di varietà antiche non brevettate, coltivata in modo sostenibile, nascerà a sua volta una pianta figlia sana, con un buon sistema immunitario, ricca di micronutrienti. Le specie vegetali brevettate sono state sviluppate dall’ agroindustria per ottenere rese sempre maggiori, frutti e ortaggi sempre più grandi, per venire incontro alle richieste di mercato, a fronte di una massiccia perdita di sostanze nutritive.
Le pratiche agronomiche eseguite in tutto l’arco di vita della pianta sono determinanti per la qualità del prodotto finale, che sia esso un grano da panificazione o una mela. La scelta di sostenere i suoli con concimazioni organiche, microrganismi, inoculo di micorrize, piuttosto che con l’ aggiunta di sostanze di sintesi dannose e poco fruibili per le piante, la scelta di combattere infestazioni crittogame rinforzando le naturali difese delle piante, utilizzando prodotti di origine naturale e consociazioni sinergiche tra specie botaniche, la scelta di ottimizzare l’ uso di risorse idriche per l’ irrigazione sono tutte tappe fondamentali per la produzione di alimenti sani.
Vi siete mai chiesti perchè ormai tutti siamo in deplezione costante di magnesio? Sicuramente i livelli di stress dovuti ai ritmi di vita frenetici a cui ci sottoponiamo hanno un peso importante, ma lo è altrettanto il fatto che i vegetali che mangiamo non ne contengono praticamente più, perchè a loro volta i suoli da cui si nutrono sono totalmente sbilanciati.
Altra grande criticità che ci troviamo ad affrontare attualmente è la strada pericolosa che intraprende la sperimentazione agroindustriale in campo genetico con le nuove proposte di legge sulle Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA), a tutti gli effetti Ogm, cosiddetti di “nuova generazione”, ma non per questo privi di rischi. L’ aumento enorme dei casi di celiachia, di cui sono responsabili anche le mutazioni, indotte tramite irraggiamento, sul frumento dovrebbero averci insegnato che agire in modo artificiale sul patrimonio genetico dei vegetali non è un’opzione che giova alla nostra salute.
In questo grande campo minato che è l’industria agroalimentare, orientarsi per riuscire a reperire del cibo che sia nutrimento vero è tutt’altro che facile: la risposta è ricercare, per chi ne ha la possibilità, una parziale autonomia, e creare reti solidali locali affidandosi ai piccoli produttori che adottano pratiche agroecologiche sostenibili, biodiverse e sane. In questo modo li si aiuterà a resistere a politiche agricole volte a farli scomparire. Alle istituzioni chi cerca di stare al di fuori delle grandi catene produttive, e quindi crearsi un’autonomia, non va molto a genio.
Dobbiamo essere forti del nostro potere di consumatori, ed usarlo in modo etico e attento alla nostra salute, perché se vogliamo essere sani, dev’esserlo per prima la terra che ci nutre.Sasha DE BETTINI
Naturopata Iridologa Professionista, Accreditata REFORMED,
specializzata in Reflessologia e Aromaterapia.
Le informazioni, le indicazioni e quanto scritto in questo articolo non costituiscono a nessun titolo cura medica e non sostituiscono in alcun modo la diagnosi e/ o il trattamento medico qualificato, psicologico o di un professionista specializzato.