La nuova area scientifica aperta dalle ricerche di Jacques Benveniste è conosciuta come il fenomeno della memoria dell’acqua: ovvero l’acqua sarebbe capace di trasportare informazioni molecolari (messaggi biologici), e inoltre sarebbe possibile registrare, trasmettere e amplificare queste informazioni come può essere fatto per i suoni.
Ciò significa considerare l’acqua ben altro che un liquido composto da molecole di H2O più o meno isolate, in movimento, bensì un fenomeno assai più complesso e articolato. Ricordiamo che l’uomo come il pianeta Terra sono costituiti dal 70% circa di acqua, per cui ci si avventura in un mondo per nulla fantasioso o bizzarro, ma sicuramente ancora inesplorato, ove vengono custodite verità che sono a fondamento della Vita.
Jacques Benveniste ha intuito nel suo percorso di ricercatore una di queste verità e anziché negarla, soltanto perché non corrispondeva al sapere da lui acquisito sino a quel momento.
Nel 1984, mentre Benveniste lavorava sui sistemi ipertensivi (allergici), “casualmente”, riscontrò il cosiddetto fenomeno ad alta diluizione che venne denominato appunto la memoria dell’acqua. Il fenomeno a cui si fa riferimento riguarda la diluizione di una sostanza in acqua sino al punto nel quale la soluzione finale contiene solamente molecole di acqua.
In pratica, il ricercatore è riuscito ad attivare una cellula sanguigna grazie a una soluzione d’acqua contenente un anticorpo ormai completamente diluito. L’informazione biologica è stata dunque trasmessa in assenza della molecola: «L’acqua può ricordare» afferma Benveniste, il quale senza averne ancora pienamente coscienza stava comprendendo i meccanismi biologici relativi alla struttura dell’acqua.
Jacques Benveniste così concluse che a ciascuna molecola attiva corrispondeva un segnale elettromagnetico. A mano a mano che le varie diluizioni escludevano la presenza della molecola, il segnale rimaneva attivo. Gli effetti di queste alte diluizioni sono stati riprodotti sette volte in sei laboratori internazionali, indipendenti dal suo, e più di un migliaio di volte nel proprio laboratorio, avvalendosi anche di un robot per escludere l’intervento umano.
Viene da domandarsi a questo punto quante prove siano ancora necessarie affinché una scoperta possa essere considerata scientifica, o almeno presa seriamente in considerazione, e cosa significhi veramente la riproducibilità di un esperimento. Probabilmente quando il mondo scientifico si comporta da clero scientifico, arroccato ai suoi dogmi, diviene assai più intransigente con coloro che portano altre verità rispetto a quelle ufficialmente riconosciute di quanto lo fossero i tribunali dell’inquisizione con la stregoneria.
Il 3 ottobre 2004 il Prof. Jacques Benveniste termina la sua permanenza terrena durante un intervento chirurgico presso l’ospedale della Pitié-Salpétrière di Parigi.
In sua memoria e dell’acqua queste poche parole.
Anna Teresa Iaccheo
Naturopata – Socia FNNP
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