I problemi che riguardano gli occhi possono essere uno dei primi segnali di declino cognitivo.
Un recente studio ha mostrato che una perdita di sensibilità visiva può predire la demenza fino a 12 anni prima che venga diagnosticata.
Tre ricercatori dell’Università di Loughborough (Eef Hogervorst, Professore di Psicobiologia, Ahmet Begde, dottorando in Neuroriabilitazione, e Thorn Wilcockson, Docente senior di Psicologia) spiegano la loro scoperta in un articolo apparso su Science Alert.
La ricerca si è basata su 8.623 persone sane del Norfolk, in Inghilterra, seguite per un certo numero di anni. Alla fine dello studio, 537 partecipanti avevano sviluppato una forma di demenza, e questo ha permesso loro di analizzare quali fattori avrebbero potuto precedere questa diagnosi.
Precisamente, che cosa rivelano i disturbi oculari?
Innanzitutto, dobbiamo citare 5 importanti ricercatori italiani sul tema della diagnosi precoce della malattia di Alzheimer e degli stili di vita: Claudia Carrarini, Lorenzo Gaetani, Arianna Menardi, Fausto Roveta e Giacomo Siano. Hanno meno di 40 anni e stanno portando avanti i progetti di Ricerca in Università e Centri d’ecce1lenza a Roma, Torino, Pisa, Perugia e Padova. Ecco su quali aspetti della malattia stanno lavorando: i disturbi visivi possono essere un indicatore precoce del declino cognitivo poiché le placche amiloidi tossiche associate alla malattia di Alzheimer possono colpire prima le aree del cervello legate alla vista, mentre quelle associate alla memoria vengono danneggiate man mano che la malattia progredisce.
I test della vista potrebbero pertanto rilevare alcuni deficit prima ancora dei test della memoria. Ci sono molti altri aspetti dell’elaborazione visiva che sono influenzati nella malattia di Alzheimer, come la capacità di vedere i contorni degli oggetti (sensibilità al contrasto) e di discernere tra determinati colori (la capacità di vedere lo spettro blu-verde è compromessa nelle prime fasi della demenza). Altro segno precoce de11’Alzheimer è un deficit nel «controllo inibitorio» dei movimenti oculari, dove gli stimoli che distraggono sembrano attirare più facilmente l’attenzione. Le persone con Alzheimer sembrano avere difficoltà a ignorare gli stimoli che distraggono, il che può manifestarsi come problemi di controllo del movimento oculare. «Se la demenza rende più difficile evitare stimoli che distraggono, allora questi problemi potrebbero aumentare il rischio di incidenti alla guida, qualcosa su cui stiamo attualmente indagando presso l’Università di Loughborough», sottolineano gli scienziati.
Il riconoscimento dei volti
«Alcune prove suggeriscono che le persone con demenza tendono a elaborare i volti nuovi in modo impreciso. In altre parole, non seguono il solito schema di scansione del viso di una persona con cui stanno parlando», spiegano gli autori dell’articolo. «Nelle persone sane, questo andrebbe dagli occhi al naso, alla bocca. Lo si fa per “imprimere” il viso nella memoria e ricordarlo anche dopo».
A volte è tuttavia possibile percepire quando la persona con cui si sta parlando non lo fa, perché può sembrare «persa», non muove intenzionalmente gli occhi per scrutare l’ambiente né il volto delle persone nuove che ha appena incontrato.
«Ne consegue che in seguito si è meno capaci di riconoscere le persone perché non sono stati impressi i loro lineamenti nella memoria)›, precisano gli studiosi. «Questo problema iniziale ne1 riconoscere le persone appena incontrate potrebbe essere correlato a movimenti oculari inefficaci per i volti nuovi, piuttosto che rappresentare un puro disturbo della memoria».
Il movimento degli occhi può migliorare la memoria?
Tuttavia, «poiché la sensibilità visiva è correlata alle prestazioni della memoria (anche utilizzando test non visivi), stiamo anche testando se chiedendo alle persone di fare più movimenti oculari, ciò aiuta a migliorare la memoria. Le ricerche precedenti sull’argomento sono contrastanti, ma alcuni studi hanno scoperto che il movimento degli occhi può migliorare la memoria. Forse questo spiega perché abbiamo scoperto che le persone che leggono di più hanno una memoria migliore e un minor rischio di demenza rispetto a coloro che non lo fanno. Mentre guardiamo la TV o leggiamo, i nostri occhi scorrono avanti e indietro sulla pagina e sullo schermo televisivo. Tuttavia, le persone che leggono spesso tendono anche ad avere un percorso di istruzione migliore. Avere avuto una buona istruzione fornisce una capacità di riserva cerebrale tale che quando le connessioni nel cervello sono danneggiate, il risultato negativo è minore», precisano gli studiosi.
In altri studi, «è stato scoperto che i movimenti oculari da sinistra a destra e da destra a sinistra eseguiti rapidamente (due movimenti oculari al secondo) migliorano la memoria autobiografica (la storia della tua vita). Tuttavia, alcuni studi suggeriscono che questo effetto benefico del movimento oculare avvantaggia solo i destrimani. Non siamo sicuri del perché».
Che cosa può cambiare con questi risultati?
Nonostante questi risultati interessanti, per il trattamento dei problemi di memoria mediante movimenti oculari intenzionali nelle persone anziane non è stato ancora fatto molto. Inoltre, «l’utilizzo dei deficit nei movimenti oculari come strumento diagnostico non è una prassi regolare, nonostante le possibilità offerte dalla tecnologia», spiegano gli autori. «Uno dei limiti potrebbe essere l’accesso alle tecnologie di tracciamento oculare, che sono costose e richiedono formazione per essere utilizzate ed analizzate. Fino a quando non saranno disponibili eye tracker più economici e facili da usare, utilizzare i movimenti oculari come strumento diagnostico per l’Alzheimer in stadio iniziale non è possibile al di fuori del laboratorio».
Dr Rudy LANZA
Presidente FNNP
Direttore Alta Formazione in Naturopatia Professionale
Vice Presidente Reformed aisbl (Bruxelles)
Le informazioni, le indicazioni e quanto scritto in questo articolo non costituiscono a nessun titolo cura medica e non sostituiscono in alcun modo la diagnosi e/ o il trattamento medico qualificato, psicologico o di un professionista specializzato.