DOMANDA
le scrivo per sottoporLe un argomento, già accennato al Dottor Lanza, verso cui ho una certa perplessità.
Nell’ambito naturopatico effettuo test di intolleranze alimentari o meglio di “dissonanze energetiche alimentari”.
Quando mi viene richiesto, a completamento del test, aggiungo uno schema alimentare, allo scopo di agevolare il cliente che sovente non sa ben gestire la reintroduzione a rotazione delle sostanze sospettate, tenendo conto, sempre, degli aspetti costituzionali, diatesici ecc. che possono indirizzare anche verso un’assunzione più o meno moderata nella quantità di specifici alimenti.
Ho sostenuto gli esami di maturità come Economo-Dietista nell’anno 1986-1987 con esito positivo, con Attestazione di frequenza – tirocinio al Servizio Dietetico Ospedale Civile di Legnano – Unità Socio-Sanitaria Locale N.70 – dal gennaio al giugno 1991.
In base al regolamento D.M. n. 774 del 1994 – profilo professionale – sono abilitata a svolgere attività in regime di libera professione, non fregiandomi del titolo di dottore (consulto ANDID Associazione Nazionale Dietisti).
Nell’ambito della prestazione naturopatica, avrei, comunque, delle limitazioni nell’elaborare un piano nutrizionale grammando alcuni alimenti, quali pane – pasta, e a calendarizzare lo schema?
La ringrazio molto per il servizio di consulenza legale che mi vorrà fornire.
Cordiali saluti.