DOMANDA
Buongiorno.
Nella sua risposta Re: Preparazioni floriterapiche di Ven 23-01-09, afferma:
“escluderei il ricorso alla terminologia, assolutamente impropria, di “floriterapia”, essendo il concetto di “terapia” proprio della medicina ed estraneo alla materia naturopatica…”.
Ancora alla data di oggi, compare sul sito naturopatia.it, tra le materie insegnate dall’Istituto Rudy Lanza (così come d’altronde nei programmi di quasi tutte le scuole di naturopatia…), la FloriTERAPIA (diversi corsi), il Perfezionamento in FitoTERAPIA e il Corso di AromaTERAPIA e Massaggio. Il concetto non sembra quindi tanto estraneo alla naturopatia…
In ogni caso, se bastasse la parola “terapia” per rendere utilizzabile una disciplina esclusivamente da parte dei medici, si creerebbe il paradosso che qualunque termine così composto sarebbe automaticamente inutilizzabile da altri professionisti (non credo ad esempio che ci siano molti medici che praticano la comicoterapia o la coccoloterapia, che – per quanto strano… – esistono realmente e infatti non sono praticate da medici!).
Che ne pensa?
Grazie
RISPOSTA
Gentile utente,
richiamo, in questa sede, tutte le osservazioni espresse in ordine alle finalità sottese alla ricerca della terminologia corretta. Su tutte, quella di scongiurare, sin dalle parole, rischi di confusione tra il medico ed il Naturopata.
Questo perché, errando, in sede giudiziale si bada spesso ai termini utilizzati e non all’attività in concreto svolta. Dunque, accade che il Naturopata che si sia arrischiato a dire “le prescrivo questo integratore alimentare” anziché “le suggerisco questo integratore alimentare” vada incontro ad accuse, nonostante − di fatto − abbia svolto un’attività del tutto legittima. Soltanto perché ha utilizzato impropriamente un termine medico.
I consigli legali si ispirano a questa esperienza e non sono dettati da esigenze differenti rispetto a quella della tutela del Naturopata, che tale esperienza non ha.
Pertanto, quando è possibile, consiglio di evitare il ricorso a termini medici, quali quello di terapia.
È evidente che tale cautela non possa adottarsi in tutti i casi, posto che vi sono − ormai − termini acquisiti e noti al pubblico. L’importante è che sia sempre chiaro che non si tratti di una “terapia” nel senso proprio del termine, ovverosia di un trattamento finalizzato alla cura di una malattia, che resta appannaggio della classe medica.