DOMANDA
Buongiorno avvocato
la mia richiesta ha carattere di urgenza per una collaborazione.
Ho la possibilità di lavorare come naturopata presso uno studio medico: nel dettaglio è un appartamento privato di un farmacista (situato sopra la propria farmacia), il quale presenta 3 stanze con sala d’attesa in comune, 2 delle quali sono adibite allo studio di 2 medici di base, la terza avrei la possibilità di usarla un giorno a settimana ad uso gratuito con comunicazione regolarmente fatta da parte del proprietario farmacista alla questura.
La stanza presenta una scrivania con 2 sedie, un lettino, un separèt e un lavandino.
Il locale è di proprietà privata, le insegne esterne sono quelle dei medici di base, non riporta la scritta poliambulatorio o centro medico ed è situato proprio di fronte all’ulss della mia città.
– quali problemi potrei avere ad usare lo spazio? in internet si legge che le ulss possono vietare la collaborazione nello stesso spazio di operatori medici e non medici (naturopati) e mi è stato confermato anche dal mio medico di base al quale le ulss hanno fatto fermare la collaborazione di un operatore all’interno del suo studio
– in quale modo il mio operato potrebbe essere frainteso come medico visto che lavorerei vicino a dei medici?
– devo comunicare o chiedere qualcosa all’ulss per non incorrere in controlli che possono creare problemi a me o al farmacista che gentilmente mi offre lo spazio a titolo gratuito?
– potrei esporre un cartello pubblicitario nella sala d’attesa anche x farmi conoscere specificando la mansione e l’operato del naturopata? naturalmente ho l’informativa da fare firmare al primo incontro in cui specifico che non sono un medico.
RISPOSTA
Gentile Utente,
Innanzitutto La ringrazio per aver dato nuova linfa ad un forum che si stava spegnendo.
Procedo, dunque, ad analizzare la questione.
Comprendo che le ULSS possano, in qualche caso, aver posto un veto alla collaborazione tra medici e naturopati. Ciò, in virtù di un’errata concezione del naturopata medesimo.
Esiste una norma deontologica del settore sanitario che vieta al medico di favorire l’attività di “abusivi”; sulla base della stessa, si tende ad arginare il fenomeno – invece, utilissimo – della collaborazione ambientale tra medici e professionisti bionaturali, finalizzata ad una tutela “globale” della persona.
Il pregiudizio si fonda sulla concezione del naturopata quale “abusivo” esercente della professione sanitaria che, come tale, non potrebbe comparire all’interno di uno studio medico, perché ingenererebbe incomprensioni in ordine al suo ruolo.
Ritengo, invece, che se la funzione del naturopata è ben spiegata, sin dal primo accesso del cliente presso lo studio (ancor prima, dall’insegna esposta) non vi possano essere problemi di alcun tipo, anzi. Personalmente, penso che il modo migliore in cui il naturopata possa lavorare sia proprio accanto ai medici: per far comprendere che non v’è conflitto, né sovrapposizione, in quanto vi occupate di profili differenti della persona.
In tale ottica, ancor prima che in termini di pubblicità, sarebbe opportuno esporre un’informativa all’interno dello studio circa la Sua attività: caratteristiche, oggetto di studio e di intervento e confini (sempre chiaro deve essere che Lei non interviene su stati patologici e che lavora in sinergia ed in rapporto di complementarità rispetto ai sanitari).
Certo, per scongiurare disguidi a seguito dell’avvio dell’attività, sarebbe preferibile richiedere un parere “esplorativo” presso l’ULSS competente – magari a firma congiunta Sua e del professionista che le concede il locale – in modo tale che lo stesso costituisca un precedente da cui l’Ente stesso non possa successivamente discostarsi. Anche per scongiurare sanzioni nei confronti di chi le loca gli spazi.
Nella richiesta di parere, occorrerebbe spiegare analiticamente la situazione e le cautele che Lei e gli altri “coinquilini” adotterebbero per chiarire bene i ruoli dei vari soggetti presenti all’interno dello studio.
Muovendosi in via preventiva, eviterebbe il pensiero delle Autorità circa una Sua attività “clandestina”, in quanto sarebbe proprio Lei, prima di qualsiasi controllo, a palesarsi all’Ente ed a chiederne l’approvazione.
Il mio, ovviamente, è un parere soggettivo, che prescinde da una conoscenza diretta del luogo ove Lei si muove e delle linee interpretative dell’ULSS di appartenenza. Siamo in un ambito in cui ciascun Ente adotta autonome linee guida, che potrebbero essere ampiamente difformi da una realtà all’altra.
DOMANDA
La ringrazio per la risposta.
Le chiedo tuttavia una precisazione: vorrei andare all’ulss sapendo con esattezza cosa riporta la norma del codice dentologico dei medici dove dice “Esiste una norma deontologica del settore sanitario che vieta al medico di favorire l’attività di “abusivi”
per cortesia me la può riportare e citare l’articolo?
RISPOSTA
se Lei si reca all’ASL potrebbe ricevere una risposta negativa circa la Sua possibilità di svolgere la professione di naturopata all’interno di uno studio medico. Pertanto, Le sconsigliamo fortemente di rivolgersi all’ASL. Infatti, questo potrebbe inficiare la Sua attività professionale ANCHE AL DI FUORI DI UNO STUDIO MEDICO. Infatti, l’ASL potrebbe presumere che Lei intenda esercitare una professione sanitaria, violando l’art. 348 del Codice Penale.
Cordiali saluti. Dr. Rudy Lanza – Vice Presidente FNNP