LAVORARE IN MANIERA TOTALMENTE INTACCABILE DAL PUNTO DI VISTA GIURIDICO

DOMANDA 

Il cliente viene da noi quando ha un problema, questo è ovvio; rari e sporadici sono i casi di chi vuole stare meglio stando già bene. Per il cliente, nel 95% dei casi, il problema è fisico o psicologico. Dell’ottica che utilizziamo noi spesso non ne sa nulla e se ne sa, si confonde lo stesso e spera che gli forniamo il rimedio erboristico che “funzioni”. Per dirla un po’ spiccia, siamo spesso (nel migliore dei casi) un’alternativa in studio, all’erborista che consiglia i suoi prodotti da dietro il banco.

Fatta questa premessa, mi chiedo come si deve comportare un naturopata che, ad esempio, è anche esperto di nutrizione, di fronte ad un cliente che dichiara di avere il colesterolo alto e che già prende magari, le statine ( fatto questa che già faciliterebbe la faccenda poiché la sua prescrizione medica già ce l’ha). In questo caso noi siamo in grado di consigliare degli schemi alimentari che indirettamente (diciamo così) lavorino sul problema ma non possiamo identificare questi come consigli che lavorano sul piano energetico, se non con delle forzature che nella mia esperienza lasciano i clienti più perplessi che soddisfatti. Quindi diamo consigli alimentari per riequilibrare….il terreno della dislipidemia. Insomma, se uno viene perché ha il colesterolo alto e vuole essere consigliato su uno schema alimentare che lo aiuti a trattare questo problema siamo autorizzati a fare il lavoro chiaro e diretto (certo, senza “prescrivere” diete specifiche ma dicendo e indicando qualcosa di concreto e chiaramente riferito alla faccenda colesterolo ?) o gli diciamo che deve anche consultare il dietista, il biologo nutrizionista etc…?

Se viene uno che ha gli attacchi di panico, fatto salvo il debito viraggio terminologico per cui noi non trattiamo il problema se non dal punto di vista energetico, possiamo lavorare o anche qui faremmo meglio a specificargli che oltre a noi dovrebbe consultare anche uno psicologo?

Mi scuso, so che sono sempre le stesse domande che ci poniamo da anni ormai, ma ogni giorno è difficile riportare un lavoro “strano” dentro agli interstizi che ci vengono concessi (anzi che ci siamo presi) per lavorare e i dubbi, spesso, ritornano più grossi di prima perché la realtà del faccia a faccia con il cliente è difficilmente giocabile su frasari troppo generici o oltremodo prudenti che lasciano le persone incerte sul tipo di consulenza che hanno ricevuto e sull’effettivo valore della figura stessa del naturopata.

In sinstesi il cliente pensa e qualche volta dice: ma se mi ripeti a più riprese che non sei un medico, che questo non ti compete, che devo andare da un altro per affrontare la mia problematica e che tu la puoi trattare solo dal punto di vista energetico, termine che a me non dice niente di concreto e che quando tu mi spieghi intuisco appena (nel migliore dei casi) …ma perché devo ritornare da te ?

Non possiamo neanche dirgli che facciamo prevenzione…

Mi scuso per il tono esasperato ma la questione a cui ancora nessuno dà risposta è: si può tirare su uno stipendio,oggi , facendo il naturopata in maniera totalmente inattaccabile dal punto di vista giuridico?

DOMANDA 

è doveroso premettere che non esiste, in nessuna professione intellettuale, un modo totalmente inattaccabile di comportarsi.
Nel caso di una categoria priva di riconoscimento legislativo, poi, tale circostanza è ancor più evidente. Infatti, non esiste nemmeno un riferimento normativo che consenta di capire cosa, effettivamente, è consentito o vietato fare.

Inutile dire che sia il colesterolo sia gli attacchi di panico richiederebbero un invio ad altro professionista. Tuttavia, questo non dovrebbe escludere l’intervento naturopatico, in via complementare a quella dell’esperto di altro settore.
Anche perché il Naturopata non può essere in grado di conoscere l’esatto livello di colesterolo, né l’effettivo rilievo clinico dell’attacco di panico, non potendo svolgere attività diagnostica. Dunque, sarebbe elevato il rischio di formulare consulenze inesatte, potendo confidare soltanto in quanto asserito dal cliente.

È importante che sia chiaro che l’intervento del naturopata non ha carattere clinico e non è teso a “curare” i disturbi di cui sopra, bensì a porsi quale valido supporto − e non come un’alternativa − alla prescrizione medica o di altro professionista.

Quanto all’attività di prevenzione: è vero, anche questa è di pertinenza medica. Tuttavia, se non si può dire di fare prevenzione, si può dire di fornire consigli per evitare l’insorgenza di disturbi privi di rilievo clinico.
Il Naturopata mantiene e migliora il benessere dell’individuo. Tale obiettivo non svaluta, bensì ne valorizza l’intervento.

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