DOMANDA
Gent.mo avvocato,
la definizione da me utilizzata in oggetto e,per esempio,il titolo di un noto libro di Luca
Pennisi:Nutrizione in Naturopatia,mi offrono lo spunto per chiederLe:
come possiamo pubblicizzare questo aspetto della professione ma soprattutto in che modo,e a tal proposito La pregherei di essere quanto più esemplificativo possibile,possiamo intervenire nella pratica?
Facendo io un esempio concreto,esiste in letteratura un approccio nutrizionale basato sulla differenza dei gruppi sanguigni od anche il metodo Kousmine,ebbene come far riferimento a questi approcci evitando naturalmente di interferire con la pratica medica?
Ringraziando sentitamente invio
Cordiali Saluti
RISPOSTA
Egregio Utente,
Il profilo dell’educazione alimentare è preponderante nell’esercizio dell’attività naturopatica. L’operatore del benessere è, innanzitutto, il professionista che educa ai corretti stili di vita; in quanto tale, dunque, egli fornisce consigli sull’alimentazione.
Nello svolgere tale consulenza, il Naturopata non può invadere i settori di pertinenza dei professionisti che si occupano degli aspetti nutrizionali:
– il dietologo: laureato in medicina e chirurgia e specializzato in nutrizione umana; oltre a prescrivere diete, egli può considerare, dal punto di vista clinico, le cause e gli effetti del sovrappeso e dell’obesità, prescrivendo i farmaci opportuni;
– il dietista: laureato nel corso di studi triennale di dietistica; pur essendo un professionista dell’area sanitaria, non è medico: non può compiere le attività riservate al medico, quali prescrivere farmaci, diagnosticare malattie, ecc.; egli può prescrivere diete a soggetti che non siano affetti da patologie o attuare le diete prescritte dal medico, verificandone l’accettabilità da parte dell’interessato;
– il nutrizionista: laureato in biologia, iscritto all’albo dei biologi nutrizionisti: per espressa previsione legislativa, può predisporre diete in totale autonomia dalla figura medica, ma non può prescrivere farmaci, né effettuare diagnosi.
Tutto ciò premesso, affinché i suggerimenti alimentari del Naturopata non siano scambiati per una consulenza di diverso genere, occorre adottare una serie di cautele.
In primo luogo, il professionista deve chiarire che non si occupa di patologie, che restano riservate ai soggetti abilitati alla loro diagnosi e cura.
Poi, come è evidente, occorre che non sia mai usato il termine “dieta”, che richiama le professioni sanitarie sopra individuate; il Naturopata non può prescrivere diete.
Inoltre, deve essere chiaro che il consiglio naturopatico non è mai diretto alla cura di malattie, né al trattamento o alla guarigione di problematiche sanitarie, quali l’obesità. Sempre fermo, poi, il divieto assoluto di prescrizione di farmaci, preparati omeopatici o quant’altro abbia fini terapeutici.
Quanto più interessa − nella presentazione dell’attività del professionista − è chiarire il metodo utilizzato: l’approccio all’utente è di natura esclusivamente energetica; i consigli alimentari vengono formulati sulla scorta di un analisi del terreno individuale e non di esami clinici. Inoltre, essi non sono finalizzati alla cura di nessuna patologia.
Quanto ai metodi da Lei citati, mentre sono piuttosto diffidente in ordine a quello implicante il confronto tra gruppi sanguigni − in particolare, temo esso importi sconfinamenti nel territorio della biologia o della medicina − sono tendenzialmente sfavorevole al metodo Kousmine, che − dalle descrizioni da me lette − pare essere diretto alla cura di malattie.
Confidando di averLe fornito spunti di riflessione interessanti, resto a Sua disposizione per ogni eventuale chiarimento.