ANAMNESI

DOMANDA 

Buongiorno.

Nella sua risposta Re:Elettrostimolatori di Mar 13-01-09, afferma che:
“…per sapere in quali casi servirsi dell’elettrostimolazione, il Naturopata sarebbe − quantomeno − costretto a informarsi sugli stati patologici in atto o − persino − ad individuarli. Ma tali attività (chiamate “anamnesi” e “diagnosi”) sono − queste sì, senza alcun dubbio − sicuramente di stretta competenza medica. Con illecito penale e deontologico (il codice di categoria impone di inviare al professionista abilitato l’utente che si riferisca a stati patologici)”.

Segnalo che molti prodotti e persino cibi che possono essere suggeriti dal naturopata, anche se solo per fini di riequilibrio energetico o miglioramento del terreno, sono, come è noto, tutt’altro che privi di interazioni con i farmaci (uno dei tanti esempi su tutti: l’interazione tra Ginkgo biloba e anticoagulanti e antiaggreganti piastrinici). E’ quindi indispensabile, per non creare danni anche gravi, essere a conoscenza della storia del cliente.

Ciò era evidentemente ben chiaro anche alla scuola Istituto Rudy Lanza, che, almeno fino a pochi anni fa, distribuiva tra le dispense del corso di fitoterapia materiale relativo alle interazioni tra piante e farmaci e organizzava anche un corso di perfezionamento sulle interazioni farmacologiche.

A meno che, la Sua interpretazione del codice di categoria – ove questo afferma l’imposizione di inviare al professionista abilitato l’utente che si riferisca a stati patologici – non sia tanto estensiva da riferirsi perrfino all’ipotesi che una persona malata (ad esempio di cuore) che si rivolga al naturopata semplicemente per imparare alcune tecniche di rilassamento debba essere rifiutata perché COMUNQUE malata (anche se la sua richiesta NON riguarda la patologia di cui soffre). Mi auguro vivamente che la Sua interpretazione non sia questa, perché ciò significherebbe che i naturopati non potrebbero trattare nessuno, in quanto nessuno al mondo è in perfetta salute (una gastrite, una seborrea, un po’ d’ansia, un’unghia incarnita renderebbero la persona “malata”, ovvero da indirizzare al medico…). Se così fosse, ci conviene abbandonare al più presto la professione di naturopata e iscriverci subito a Medicina…

RISPOSTA 

Gentile utente,
l’obbligo di invio al professionista abilitato, previsto dal codice deontologico e da Lei citato, sussiste quando il cliente malato si rivolge al Naturopata proprio per curare la malattia da cui è affetto. In tal caso, l’operatore è tenuto ad informare l’utente di non avere l’abilitazione necessaria per occuparsi del problema prospettatogli.
Sul punto, penso di interpretare correttamente la norma del codice deontologico. Avendola, peraltro, concepita.

La inviterei ad estromettere dal presente forum polemiche piuttosto infruttuose (“unghia incarnita”, “camice del macellaio”, “Uliveto e Rocchetta sono acque della salute”). Esse dominano blog naturopatici che non hanno la finalità ed i caratteri del presente; le polemiche non aiutano né la comprensione degli altri utenti, né la formulazione del parere da parte del sottoscritto.
Peraltro, nessuno intende limitare l’operato dei Naturopati; tutt’altro. Lo scopo è, piuttosto, agevolare l’attività, indicando il modo giuridicamente corretto di comportarsi.

Il problema dell’anamnesi/storia pregressa dell’utente e delle interazioni tra prodotti naturali e farmaci è reale, molto interessante e delicato. Peraltro, è stato più volte affrontato in seno a convegni di settore.
Orbene: l’anamnesi è l’indagine relativa alla “storia personale del malato che riguarda i dati relativi alle malattie attuali e passate”, ovverosia alla “storia clinica del paziente” (dizionario medico).

Allo scopo di delineare una direttiva per il Naturopata, deve osservarsi che di anamnesi si può parlare quando la raccolta di dati è finalizzata alla formulazione di una diagnosi: l’attività anamnestica e quella diagnostica sono inscindibili. Dunque, non vi è anamnesi se le informazioni raccolte non sono utilizzate per effettuare una diagnosi.
Il racconto spontaneo del cliente in ordine alla vita pregressa è legittimo e può essere tenuto in considerazione dal Naturopata, che può appuntarsi, a futura memoria, tali spontanee dichiarazioni. Nel corso di esse, egli potrebbe fare riferimento a medicinali assunti e tale dato potrebbe rivelarsi utile in sede di suggerimento del prodotto naturale, servendo a scongiurare interazioni.
In ogni caso, sconsiglierei domande specifiche rivolte a conoscere la storia clinica del paziente. È preferibile limitarsi a ricevere il racconto che l’utente spontaneamente fa di sé.

 

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