ALIMENTAZIONE E ABUSO DI PROFESSIONE

DOMANDA

Caro Avvocato,
ho letto con piacere la sua risposta in merito alla distinzione tra le professioni di dietologo, dietista, nutrizionista e la pratica corretta che il Naturopata dovrebbe intraprendere per non incappare in abuso di professione protetta.
Le pongo a seguire i miei dubbi.
Da anni suggerisco ai clienti la corretta alimentazione che essi dovrebbero seguire, rilasciando un pro-memoria nel quale indico: i cibi migliori, le acqua idonee, i tipi di frutta e verdura, i condimenti preferibili.
Un esempio che le offro per fugare dubbi interpretativi è il seguente: colazione con pane e marmellata; pranzo con pasta di kamut e verdure; cena con pesce e verdure ed un pezzetto di pane; spuntini con frutta o con farinacei integrali. Poi in base alla costituzione energetica del soggetto suggerisco eventuali integratori alimentari o erbe che possono svolgere una azione favorevole sulla digestione (se quello era il problema iniziale) o sulla stanchezza. Prima di tutto ciò individuo però gli alimenti energeticamente non affini che vado a sconsigliare ai clienti e sulla base dei quali stilo un esempio di alimentazione come quello sopra proposto a grandi linee.
Secondo lei, un comportamento di questo genere a quali rischi espone? E quale potrebbe essere secondo lei un fac simile di elaborazione alimentare che salvaguardi il Naturopata da problemi di “sconfinamento”?
E ancora le domando, molti clienti arrivano da me col passaparola dato dalla amica, dalla parrucchiera o dalla vicina di casa. Quando questi soggetti arrivano da me automaticamente mi chiamano dottore, perchè l’amica ha detto loro di essere stata a fare una dieta da un “dietologo naturale”, da un ” dottore nutrizionista bioenergetico” o affine, solo perchè ho affrontato l’argomento cibo. Non le nascondo il fatto che ad ogni persona spiego ogni volta che sono Naturopata esperto di alimentazione ortomolecolare e NON medico e che NON sono dottore in alcun modo, ma pare che tale informazione sia superflua per loro. Non lo è per me invece, perchè se mi dovessi trovare innanzi ad un controllo dei NAS dovrei spiegare che il millantato credito a me attribuito non è partito da me. E soprattutto qualora i NAS sentissero precedenti clienti mi troverei a passare da Radiologo perchè utilizzo un apparecchio di rilevazione energetica o da Dietologo perchè ho suggerito alimenti energeticamente affini. Credo che in questa situazione si trovino molti colleghi Naturopati! Come posso difendermi da un percorso come questo che può essere seriamente lesivo?
Grazie per la risposta che vorrà fornire.

 

RISPOSTA 

Gentile Utente,

la condotta da Lei tenuta è sicuramente corretta ed encomiabile.
Tuttavia, non si può escludere che alcuni profili possano essere fraintesi, a causa non già di Sue mancanze, bensì della scarsa conoscenza dell’attività del Naturopata in capo agli utenti.
Dunque, potrebbe essere opportuno specificare, in calce al modulo sul quale indica i cibi suggeriti e quelli sconsigliati, che la Sua indicazione non costituisce una dieta, bensì un mero suggerimento alimentare di carattere bionaturale, condotto sulla base di una valutazione energetica − e non clinica − dell’individuo. Potrebbe, persino, prestampare questa dicitura in calce ai moduli da Lei utilizzati (“la presente non costituisce…”), al fine di evitare errori e/o omissioni; in ogni caso, occorre che spieghi anche a voce il contenuto della stessa: il Suo ruolo, anche riguardo a tale aspetto, è quello dell’educatore alla comprensione.

In ordine ai titoli a Lei erroneamente attribuiti, nonché alla pubblicità “ingannevole” diffusa da terzi, ritengo che Lei non possa fare altro che comportarsi come da sempre consigliato, ovverosia spiegando sempre – a voce e per scritto – l’oggetto ed i limiti della professione naturopatica ed evitando di attribuirsi qualifiche o specializzazioni che non Le competono e che, peraltro, potrebbero nuocere alla corretta comprensione dell’utente. Ovviamente, quanto più sono ribaditi i concetti di cui sopra – magari anche nella sala d’aspetto dello studio – quanto più si riduce il rischio di accuse erronee.
Per il resto, ad oggi, purtroppo, è ancora inesatta la conoscenza della professione naturopatica da parte di pubblico e Autorità. I più ignorano il funzionamento e lo scopo di gran parte degli strumenti bionaturali; si pensi che, ancora oggi, in sede processuale è non poco complesso riuscire a dimostrare che l’iridoscopio è ontologicamente differente da una lampada a fessura.

Quanto Le posso dire è che molte iniziative della Federazione, che vedono coinvolto anche lo scrivente, stanno cercando proprio di sgretolare questa aura di diffidenza e – chiamiamola pure con il nome corretto – ignoranza che ancora circonda l’attività del Naturopata.

 

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